D.O.M, nome d’arte di Domenico Rufo, è un chitarrista e artista italiano che costruisce il proprio linguaggio musicale in equilibrio tra le radici profonde del blues e l’energia viscerale del rock, rielaborate in una chiave contemporanea, intensa e fortemente evocativa.
Il suo non è un percorso nato per caso, né un progetto costruito a tavolino. È piuttosto il risultato di un’evoluzione naturale, di una ricerca che parte da lontano e che si sviluppa nel tempo attraverso esperienza, ascolto e consapevolezza. Dal 2016 è infatti chitarrista dei BlueSide, band punk rock con cui ha pubblicato due album e calcato numerosi palchi, consolidando una dimensione live e in studio che ha affinato il suo approccio diretto, istintivo e autentico alla musica.
È proprio in questo contesto che D.O.M sviluppa una cifra espressiva precisa: essenziale ma carica di tensione emotiva, dove ogni nota ha un peso, ogni pausa un significato.
Parallelamente, prende forma il progetto solista, un territorio più intimo e introspettivo, dove l’artista può esplorare atmosfere più scure e personali. Il suo sound si muove tra dark blues contemporaneo e suggestioni cinematografiche, fatto di chitarre incisive, dinamiche profonde e un immaginario visivo potente. Non si tratta solo di musica, ma di un vero e proprio racconto sonoro, capace di evocare immagini, stati d’animo e scenari notturni.
Ad aprile 2026 pubblica “Bad Habits”, il primo singolo ufficiale del progetto solista. Un brano che non rappresenta semplicemente un debutto, ma un vero manifesto artistico: una dichiarazione di intenti chiara, che definisce identità, direzione e visione. Un lavoro che affonda nelle crepe dell’animo umano, raccontando le fragilità, le abitudini sbagliate e il confronto inevitabile con sé stessi.
D.O.M non cerca scorciatoie, né compromessi. La sua musica nasce dalla necessità di esprimere una verità, anche quando è scomoda, anche quando fa male. È proprio questa autenticità a renderlo un progetto solido e riconoscibile, capace di distinguersi nel panorama contemporaneo.
L’INTERVISTA
1. Quando hai deciso di dedicarti alla musica e perché?
Non c’è stato un giorno preciso. È stata una presa di coscienza lenta ma inevitabile.
Da quando ho preso in mano la chitarra da bambino, qualcosa dentro si è acceso. All’inizio era istinto, curiosità… poi è diventata esigenza.
A un certo punto ho capito che non suonavo più per imitare qualcuno, ma per dire qualcosa di mio. E lì cambia tutto.
2. Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica?
I primi passi sono stati istintivi, quasi viscerali.
All’inizio non c’era tecnica, non c’erano regole: andavo a orecchio, cercando di riprodurre quello che sentivo dentro. Ore sugli stessi accordi, dita che facevano male ma non mollavano.
Poi sono arrivati i primi passaggi fondamentali:
- l’ascolto consapevole
- le prime improvvisazioni
- la ricerca di un suono personale
- il confronto con il pubblico
Da lì ho capito che non stavo più imparando a suonare… stavo costruendo un linguaggio.
3. Qual è il tuo genere musicale?
È un dark blues contemporaneo, con radici profonde nel rock.
Non mi piace chiudermi in un’etichetta, ma se devo definirlo: è blues nell’anima, rock nell’attitudine, moderno nel suono.
È il tipo di musica che crea immagini: strade vuote, luci al neon, silenzi pieni di significato.
4. Quali artisti ti hanno influenzato?
I riferimenti principali sono artisti che mettono l’anima dentro ogni nota:
- Mark Knopfler
- David Gilmour
- Stevie Ray Vaughan
- Vince Pastano
Da loro ho imparato che non conta quante note suoni… ma quanto riesci a dire con una sola.
5. Ti stai già esibendo dal vivo?
Sì, sto iniziando a portare il progetto fuori dallo studio con una visione precisa.
Non voglio semplicemente suonare dal vivo, voglio creare un’esperienza.
Sto lavorando su:
- contesti live e selezioni
- collaborazioni con musicisti
- costruzione di uno show diretto e senza filtri
Eventi come Sanremo Rock e il festival Je So Pazzo sono tappe importanti per crescere davvero.
6. Cosa ne pensi dei Talent Show?
Sono una vetrina, non un punto d’arrivo. Possono essere utili se hai già un’identità forte.
Ma un artista si costruisce nel tempo, tra palco, errori e crescita reale.
7. Cos’è la musica per te?
La musica è verità. È il posto dove non puoi mentire.
Quando suono, viene fuori quello che sono davvero. È sfogo, ma anche costruzione. È caos che diventa ordine.
8. Descrivi il tuo ultimo singolo con poche parole
Ruvido, notturno, viscerale, cinematografico, vero.
9. Quando uscirà il tuo nuovo singolo o progetto?
“Bad Habits” uscirà il 24 aprile 2026. È il primo vero capitolo di questo progetto.
Sto già lavorando a nuova musica con l’obiettivo di costruire qualcosa di più grande, probabilmente un EP.
Preferisco pochi brani, ma con un’identità chiara e un peso reale.
10. Vivresti un’esperienza musicale all’estero?
Sì, ma non per scappare… per crescere. L’estero è un’estensione del percorso, non un’alternativa.
Confronto, nuove influenze e mentalità sono fondamentali. Ma le radici restano: il mio suono nasce da lì.
D.O.M è un progetto che punta all’essenza, alla verità e all’impatto emotivo.
Un artista che non cerca scorciatoie, ma costruisce passo dopo passo un’identità sonora forte, autentica e riconoscibile, capace di lasciare un segno sia su disco che sul palco.
In un panorama spesso dominato dall’omologazione, D.O.M si distingue per una visione chiara e una coerenza rara, portando avanti un linguaggio personale che non ha bisogno di compromessi per arrivare. Il suo percorso è appena entrato in una nuova fase, ma la direzione è già definita: un suono riconoscibile, una presenza intensa e una narrazione che parla direttamente a chi ascolta.
Più che un esordio, “Bad Habits” rappresenta l’inizio consapevole di un’identità già solida. E tutto lascia intendere che questo sia solo il primo passo di un percorso destinato a crescere, consolidarsi e trovare spazio in una scena che ha sempre più bisogno di autenticità.
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