Una carriera costruita con le storie

Da oltre trent’anni Davide Buzzi attraversa musica, letteratura, fotografia e cinema con la stessa necessità: osservare il mondo e trasformarlo in racconto. Cantautore, autore, scrittore e fotografo, ha pubblicato cinque album e quattro libri, si è esibito in numerosi Paesi europei e ha ricevuto riconoscimenti internazionali, tra i quali il NAMMY Award 2025 per la versione americana de “La Lupa”, “The She Wolf”.

Il suo percorso non è mai rimasto chiuso dentro una sola disciplina. Accanto ai dischi e ai concerti ci sono i romanzi, i lavori cinematografici, il racconto della scena musicale della Svizzera italiana e una lunga esperienza di viaggi. Negli ultimi anni, le missioni umanitarie in Ucraina hanno inciso profondamente sulla sua vita e sulla sua scrittura. Da quelle esperienze nasce “Mykolaïv”, un brano che mette al centro le persone, il dolore della guerra e la speranza che continua a resistere.

In questa intervista per Dieci Domande, Buzzi ripercorre i primi passi, le influenze, il rapporto con il palco e i progetti futuri, senza rinunciare all’ironia con cui guarda anche ai ritardi, alle svolte e agli imprevisti di una carriera lunga e ostinata.

Davide Buzzi in Piazza Maidan a Kyiv
Davide Buzzi in Piazza Maidan a Kyiv. Foto Corrado Ferri - Milano City Life, 2026.

1. Quando hai deciso di dedicarti alla musica e perché?

La musica mi accompagna praticamente da sempre. Ho cominciato da ragazzino, nei primi anni Ottanta, senza avere grandi progetti in testa. Mi piaceva soprattutto scrivere, raccontare storie e cercare di trasformarle in canzoni. Non ricordo un momento preciso in cui mi sono detto che avrei fatto il cantautore. È successo un po’ alla volta. Alla fine, credo che tutto sia nato dal bisogno di raccontare quello che vedevo e sentivo attorno a me. E, nonostante siano passati parecchi anni, quella voglia non mi è mai passata.

2. Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica?

Come tanti altri, ho cominciato suonando in piccoli gruppi, facendo prove in cantina e qualche serata nei locali. In quegli anni, qui in Ticino, andava soprattutto l’hard rock, mentre io scrivevo canzoni in italiano. Il problema era che non trovavo nessuno disposto a cantarle! Così, a un certo punto, ho preso la chitarra e ho deciso di provarci da solo. Nel 1993 è uscito il mio primo disco, “Da grande”. A dire il vero non fu un grande successo, anzi, ma sono piuttosto testardo e, invece di lasciar perdere, ho continuato. Col senno di poi, direi che ho fatto bene.

3. Qual è il tuo genere musicale?

Direi che faccio musica d’autore, con una bella dose di rock. All’inizio ero più vicino al pop, poi, con gli anni, sono venute fuori sempre di più le influenze rock che mi portavo dietro da ragazzo. Non mi piace però chiudermi in un genere preciso. Quello che mi interessa veramente è raccontare qualcosa. Nelle mie canzoni parlo di persone, di situazioni quotidiane, di problemi sociali, di amori e disillusioni e, qualche volta, ci metto pure qualche nota politica. In ogni caso, a volte mi diverte anche aggiungere un po’ di ironia, perché prendere tutto troppo sul serio non fa bene a nessuno.

4. Quali artisti hanno influenzato la tua scelta musicale?

Ho ascoltato davvero tanta musica diversa. Da una parte ci sono i grandi cantautori italiani, dall’altra il rock e il country americano. Bruce Springsteen è sicuramente uno degli artisti che mi hanno segnato maggiormente. Poi ci sono Pierangelo Bertoli e Ivan Graziani, due cantautori che ho sempre ammirato e ai quali ho anche voluto rendere omaggio nei miei dischi. Credo però che le influenze siano un po’ come gli ingredienti di una ricetta: ognuno ci mette qualcosa, ma alla fine devi riuscire a creare un piatto che sia tuo.

5. Ti stai già esibendo? Hai in programma eventi o nuovi progetti?

Di concerti ne ho fatti parecchi, sia in Svizzera sia all’estero, e ho avuto la fortuna di portare le mie canzoni in diversi Paesi europei. Negli ultimi anni, purtroppo, alcuni problemi di salute mi hanno costretto a rallentare parecchio l’attività dal vivo. Ma questo non significa che abbia smesso di fare musica, anzi!

Dopo “Adoro il mare”, “Matto di te” e la collaborazione con Francesca Zagara per “Come non ci fosse un domani”, il prossimo 11 novembre uscirà per Pyramide Music il mio nuovo singolo, “Mykolaïv”. È una canzone alla quale tengo particolarmente, perché nasce da esperienze che ho vissuto personalmente durante alcune missioni umanitarie in Ucraina. Tra l’altro, questo brano farà parte del terzo album del progetto discografico “La Trilogia”. Per quanto riguarda i concerti, vedremo cosa sarà possibile organizzare, compatibilmente con la salute. Una cosa però è certa: la voglia di scrivere, raccontare storie e fare musica non mi è mai passata. E finché avrò qualcosa da dire, continuerò a farlo.

6. Cosa ne pensi dei talent show?

Penso che i talent show possano essere una buona occasione per farsi conoscere, soprattutto per chi è giovane e cerca di entrare nel mondo della musica. Il problema è quello che succede dopo. La televisione può regalarti una grande visibilità, ma non necessariamente una carriera. Personalmente vengo da un’altra scuola, quella delle cantine, dei piccoli locali, dei concorsi e dei chilometri fatti per andare a suonare davanti a poche persone. Non dico che fosse meglio, semplicemente era diverso. Oggi tutto corre molto più velocemente e spesso si rischia di confondere la popolarità con il talento.

7. Cos’è la musica per te?

Bella domanda! Dopo più di quarant’anni passati a scrivere canzoni, forse dovrei avere una risposta pronta, e invece non è così semplice. La musica è una parte importante della mia vita, un modo per raccontare storie, esprimere emozioni e, qualche volta, anche per sfogare un po’ di rabbia. Mi ha regalato grandi soddisfazioni, qualche delusione e soprattutto la possibilità di conoscere persone straordinarie. Non è sempre stato un rapporto facile, ma non riesco a immaginare la mia vita senza scrivere canzoni. In fondo, credo che sia una delle poche cose che continuo a fare con lo stesso entusiasmo di quando ero ragazzo.

8. Descrivi il tuo ultimo singolo con tre parole.

Testimonianza, dolore, speranza.

Tre parole che raccontano “Mykolaïv”: la testimonianza di ciò che ho vissuto personalmente in Ucraina, il dolore di una popolazione martoriata dalla guerra e la speranza che, nonostante tutto, continua a resistere. Perché anche nei momenti più bui l’umanità riesce ancora a trovare la forza di andare avanti.

9. Quando prevedi di uscire con un nuovo singolo o un nuovo album?

Bella domanda! Diciamo che, quando si parla delle mie uscite discografiche, il calendario è diventato ormai un’opinione!

Il mio prossimo album si intitolerà “Dispositivi di Segnalazione Acustica Individuale” e sarà il terzo e ultimo capitolo de “La Trilogia”, un progetto discografico che porto avanti ormai da parecchi anni. In teoria, questo disco avrebbe dovuto vedere la luce già sei anni fa, ma poi ci si sono messi di mezzo il Covid, gli impegni personali, la guerra in Ucraina e, soprattutto, le esperienze legate alle missioni umanitarie, che negli ultimi anni hanno assorbito parecchio del mio tempo e delle mie energie.

Basti pensare che anche il secondo capitolo della trilogia, “Radiazioni Sonore Artificiali Non Coerenti”, pubblicato nel 2021, era già arrivato con tre anni di ritardo. Insomma, un ritardo al quadrato! A questo punto spero davvero di riuscire a pubblicare il nuovo album nel corso del 2027, anche se, conoscendomi, preferisco non fare promesse troppo solenni.

E il bello è che, nel frattempo, ho già cominciato a lavorare anche a un altro progetto discografico, questa volta decisamente più leggero e ironico. Un lavoro nel quale troveranno spazio canzoni come “Matto di te”, “Adoro il mare” e “Come non ci fosse un domani”, quest’ultima realizzata insieme a Francesca Zagara. Brani che mostrano un lato diverso del mio modo di fare musica, più scanzonato, meno serioso e con una buona dose di autoironia. Perché, nonostante tutto quello che succede nel mondo, credo sia importante riuscire ancora a sorridere e, ogni tanto, anche a prenderci un po’ in giro.

Intanto, però, il prossimo 11 novembre uscirà per Pyramide Music il mio nuovo singolo, “Mykolaïv”. È una canzone molto particolare, forse una delle più personali che abbia mai scritto, perché nasce da esperienze vissute direttamente durante le mie missioni umanitarie in Ucraina.

Negli ultimi anni mi sono recato più volte in quel Paese, inizialmente nelle zone di confine e successivamente all’interno del territorio ucraino, raggiungendo diverse città duramente colpite dalla guerra. In particolare, ho partecipato a due missioni umanitarie nella città di Mykolaïv, ma sono stato anche a Kyiv, Kharkiv e in altre regioni coinvolte nel conflitto. Nel maggio del 2026 mi sono inoltre trovato a vivere in prima persona i bombardamenti che hanno interessato Kharkiv, Kyiv e Dnipro.

Sono esperienze che ti rimangono dentro, perché una cosa è vedere la guerra attraverso lo schermo di un televisore, un’altra è ritrovarsi nel mezzo, ascoltare le sirene, sentire le esplosioni e, soprattutto, guardare negli occhi le persone che quella realtà la vivono ogni giorno. A un certo punto ho sentito il bisogno di mettere tutto questo in musica. “Mykolaïv” nasce proprio da lì, dal desiderio di raccontare il lato umano della guerra, quello che spesso rischia di perdersi tra le notizie, le statistiche e le dichiarazioni politiche.

In fondo, è proprio questo che mi piace della musica: la possibilità di passare da una canzone che racconta il dramma di una guerra a un’altra che parla delle piccole follie della vita quotidiana. Sono due facce della stessa medaglia, entrambe parte del mio modo di osservare e raccontare il mondo.

Insomma, le idee non mancano, le canzoni nemmeno. È il tempo che continua a essere il mio peggior nemico! Ma prima o poi riuscirò a mettere tutto in ordine. O almeno ci proverò, possibilmente prima che qualcuno inventi un calendario con tredici mesi!

10. Abbandoneresti l’Italia per vivere un’esperienza musicale all’estero?

In realtà, vivendo in Svizzera, e più precisamente in Ticino, l’Italia per me è già l’estero, anche se, musicalmente e culturalmente, mi sono sempre sentito parte della realtà italiana. Diciamo quindi che, nel mio caso, la domanda andrebbe forse posta al contrario!

Scherzi a parte, ho sempre considerato la musica un linguaggio universale, qualcosa che non dovrebbe conoscere confini geografici o culturali. Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di esibirmi in diversi Paesi europei e ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa, sia dal punto di vista artistico sia umano.

Devo comunque ammettere di essere profondamente legato alle mie radici italofone e alla mia identità di uomo nato e cresciuto in una regione di montagna. Sono origini che hanno contribuito a formare il mio carattere, il mio modo di vedere il mondo e, inevitabilmente, anche quello di scrivere canzoni. Ma essere legati alle proprie radici non significa necessariamente voler rimanere sempre fermi nello stesso posto. Anzi, credo che conoscere altre culture e confrontarsi con realtà diverse sia uno dei modi migliori per arricchirsi, senza per questo perdere la propria identità.

Se arrivasse una proposta interessante, quindi, perché no? Anche se, a essere sincero, dopo tanti anni di viaggi e concerti, oggi preferisco scegliere con maggiore attenzione gli impegni. L’importante, comunque, non è tanto il luogo in cui ci si trova, ma avere sempre qualcosa da raccontare. E possibilmente trovare qualcuno disposto ad ascoltarti!

La musica come testimonianza

Le risposte di Davide Buzzi restituiscono il ritratto di un artista che non ha mai separato la scrittura dalla vita. Dalle prime prove in cantina al percorso internazionale, dai riconoscimenti alla necessità di rallentare l’attività dal vivo, resta intatto il desiderio di dare voce alle persone e alle esperienze incontrate lungo la strada.

“Mykolaïv” porta questa ricerca nel luogo più difficile: la memoria diretta della guerra e la responsabilità di raccontarla senza perdere di vista l’umanità. È una canzone di testimonianza, dolore e speranza, ma anche un nuovo passaggio di una carriera che continua a muoversi tra impegno, ironia e libertà creativa.

Guarda il videoclip di “Mykolaïv” su YouTube.

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